Vocabolario di base

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Il Vocabolario di base della lingua italiana (VdB) di Tullio De Mauro è un elenco di lemmi elaborato prevalentemente secondo criteri statistici. Esso rappresenta la porzione della lingua italiana usata e compresa dalla maggior parte di coloro che parlano italiano.
La scelta dei lemmi è stata fatta in base ai primi 5.000 lemmi del Lessico Italiano di Frequenza (LIF) [Bortolini et a. 1972] (ridotti a circa 4.750 dopo averne verificato la comprensibilità), integrati con un insieme di lemmi determinati per altre vie. In particolare, i lemmi del VdB sono classificati in tre livelli:

  • Vocabolario fondamentale: i primi 1.991 lemmi del LIF. Sono i lemmi più frequenti in assoluto della nostra lingua;
  • Vocabolario di alto uso: i successivi 2.750 lemmi dell’insieme preso dal LIF. Sono lemmi ancora molto frequenti, anche se molto meno di quelli del vocabolario fondamentale;
  • Vocabolario di alta disponibilità: 2.337 lemmi determinati in vario modo, soprattutto con dizionari dell’italiano comune. L’integrazione è stata necessaria perché il LIF è il risultato dello spoglio di testi scritti, mentre è ormai dimostrato che vi è in tutte le lingue un insieme di lemmi che, pur essendo quasi del tutto assenti nella lingua scritta, sono a tutti noti. Per esempio, lemmi come forbice, abbronzare ecc.

Il VdB è stata la prima opera di questo genere realizzata in Italia e a tutt’oggi è uno strumento d’importanza fondamentale per controllare e migliorare la leggibilità di un testo secondo criteri scientifici. Infatti le parole che non sono nel VdB sono meno comprensibili per le persone meno scolarizzate o quelle poco abituate a leggere, perciò se si vuole essere sicuri che il testo sia comprensibile a tutti bisognerebbe usare solo tali parole.

Occorre aver chiaro che un testo ad alta leggibilità non è chiuso a nuove parole: quando si usa un lemma non di base, soprattutto quando è un lemma importante per capire il testo, bisogna spiegarne il significato, usando nella spiegazione solo lemmi presenti nel VdB.

Un esempio di scrittura ad alta leggibilità è il mensile due parole (http://www.dueparole.it/). I redattori di due parole scrivono articoli usando il VdB e spiegando le parole che non vi appartengono. Inoltre, la redazione applica anche altri criteri di leggibilità, attinenti alla grafica (caratteri grandi, illustrazioni che non spezzano il testo, ecc.) e al modo di disporre i contenuti (riquadri di spiegazione, testo a nuova riga per ogni frase, ecc.).

In [Mastidoro 1996] sono pubblicati i risultati dello studio statistico sulle prime cinque annate di due parole, realizzato utilizzando Èulogos SLI.


Riferimenti bibliografici

  • Bortolini et a. 1972
    U. Bortolini, G. Tagliavini e A. Zampolli, Lessico di frequenza della lingua italiana contemporanea, Garzanti, Milano 1972;
  • De Mauro 1997
    Tullio De Mauro, Guida all’uso delle parole, Editori Riuniti, Roma 1980(1)…1997(12) (si cita dalla dodicesima edizione);
  • Lucisano-Piemontese 1988
    Pietro Lucisano e Maria Emanuela Piemontese, GULPEASE: una formula per la predizione della difficoltà dei testi in lingua italiana, in «Scuola e città», 3, 31, marzo 1988, La Nuova Italia;
  • Mastidoro 1996
    Nicola Mastidoro, Spoglio elettronico delle prime cinque annate di due parole, in [Piemontese 1996, pp. 273-391];
  • Mastidoro 2003
    Nicola Mastidoro, Leggibilità e lessico: il controllo con Èulogos CENSOR, in A. Cattaneo
    (a cura di): “Il cosmonauta. Guida per l’insegnante”, ELMEDI, Milano, 2003;
  • Piemontese 1996
    Maria Emanuela Piemontese, Capire e farsi capire. Teorie e tecniche della scrittura controllata, Tecnodid, Napoli 1996.
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