Vocabolario di base

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Il Vocabolario di base della lingua italiana (VdB) di Tullio De Mauro è un elenco di lemmi elaborato prevalentemente secondo criteri statistici. Esso rappresenta la porzione della lingua italiana usata e compresa dalla maggior parte di coloro che parlano italiano.

Corrige.it fa riferimento VdB dodicesima edizione, 1997.
Nel 2016 De Mauro ha reso disponibile su Internet una prima lista del «Nuovo Vocabolario di base della lingua italiana» (NVdB). La versione definitiva è in preparazione a cura di Isabella Chiari.
Corrige.it potrà fare riferimento al NVdB non appena sarà pubblicata la versione definitiva
La scelta dei lemmi è stata fatta in base ai primi 5.000 lemmi del Lessico Italiano di Frequenza (LIF) [Bortolini et a. 1972] (ridotti a circa 4.750 dopo averne verificato la comprensibilità), integrati con un insieme di lemmi determinati per altre vie. In particolare, i lemmi del VdB sono classificati in tre livelli:

  • Vocabolario fondamentale: i primi 1.991 lemmi del LIF. Sono i lemmi più frequenti in assoluto della nostra lingua;
  • Vocabolario di alto uso: i successivi 2.750 lemmi dell’insieme preso dal LIF. Sono lemmi ancora molto frequenti, anche se molto meno di quelli del vocabolario fondamentale;
  • Vocabolario di alta disponibilità: 2.337 lemmi determinati in vario modo, soprattutto con dizionari dell’italiano comune. L’integrazione è stata necessaria perché il LIF è il risultato dello spoglio di testi scritti, mentre è ormai dimostrato che vi è in tutte le lingue un insieme di lemmi che, pur essendo quasi del tutto assenti nella lingua scritta, sono a tutti noti. Per esempio, lemmi come forbice, abbronzare ecc.

Il VdB è stata la prima opera di questo genere realizzata in Italia e a tutt’oggi è uno strumento d’importanza fondamentale per controllare e migliorare la leggibilità di un testo secondo criteri scientifici. Infatti le parole che non sono nel VdB sono meno comprensibili per le persone meno scolarizzate o quelle poco abituate a leggere, perciò se si vuole essere sicuri che il testo sia comprensibile a tutti bisognerebbe usare solo tali parole.

Occorre aver chiaro che un testo ad alta leggibilità non è chiuso a nuove parole: quando si usa un lemma non di base, soprattutto quando è un lemma importante per capire il testo, bisogna spiegarne il significato, usando nella spiegazione solo lemmi presenti nel VdB.

Un esempio di scrittura ad alta leggibilità è il mensile due parole (http://www.dueparole.it/). I redattori di due parole scrivono articoli usando il VdB e spiegando le parole che non vi appartengono. Inoltre, la redazione applica anche altri criteri di leggibilità, attinenti alla grafica (caratteri grandi, illustrazioni che non spezzano il testo, ecc.) e al modo di disporre i contenuti (riquadri di spiegazione, testo a nuova riga per ogni frase, ecc.).

In [Mastidoro 1996] sono pubblicati i risultati dello studio statistico sulle prime cinque annate di due parole, realizzato utilizzando gli strumenti e i metodi che sono alla base di Corrige!Leggibilità.


Riferimenti bibliografici

  • Bortolini et a. 1972
    U. Bortolini, G. Tagliavini e A. Zampolli, Lessico di frequenza della lingua italiana contemporanea, Garzanti, Milano 1972;
  • De Mauro 1997
    Tullio De Mauro, Guida all’uso delle parole, Editori Riuniti, Roma 1980(1)…1997(12) (si cita dalla dodicesima edizione);
  • Lucisano-Piemontese 1988
    Pietro Lucisano e Maria Emanuela Piemontese, GULPEASE: una formula per la predizione della difficoltà dei testi in lingua italiana, in «Scuola e città», 3, 31, marzo 1988, La Nuova Italia;
  • Mastidoro 1996
    Nicola Mastidoro, Spoglio elettronico delle prime cinque annate di due parole, in [Piemontese 1996, pp. 273-391];
  • Mastidoro 2003
    Nicola Mastidoro, Leggibilità e lessico: il controllo con Èulogos CENSOR, in A. Cattaneo
    (a cura di): “Il cosmonauta. Guida per l’insegnante”, ELMEDI, Milano, 2003;
  • Piemontese 1996
    Maria Emanuela Piemontese, Capire e farsi capire. Teorie e tecniche della scrittura controllata, Tecnodid, Napoli 1996.
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